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XII° TORNEO "CITTA' DI CHIERI"

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All'ottava stagione in azzurro Fabio Pasquero è molto più di una bandiera. Arrivato ventenne in Promozione, ha accompagnato il Chieri nella sua crescita sportiva e societaria diventando l'uomo che è oggi. Serio, professionale, modesto, appassionato, in questi anni ha messo la sua esperienza al servizio dei bambini della scuola calcio, non si è mai arreso alle difficoltà incontrate, e ha saputo coltivare l'amore per il calcio senza rinunciare agli studi (è laureato in ingegneria) né agli affetti (dall'ottobre 2014 è papà di Edoardo). Un esempio, per tutti. Fabio, siete al lavoro da quasi un mese. Come sono andate queste prime settimane? «Molto bene. Mi pare che la qualità principale che sta caratterizzando questo gruppo sia la consapevolezza di voler e poter fare un grande campionato. Gli anni scorsi non c’era questa consapevolezza, o almeno non era così evidente negli occhi di tutti. Il merito è sicuramente del mister». Le tue prime impressioni di mister Manzo? «Siamo insieme da poco tempo ma ormai credo di averlo inquadrato. E' molto abile nel tirare fuori il massimo delle capacità di ognuno, esaltando le caratteristiche di ogni giocatore e al tempo stesso migliorando altri aspetti. Non è mai banale, ci fa svolgere allenamenti sempre diversi e interessanti, e posso assicurare che è una cosa niente affatto scontata. Sa cosa vuole e può ottenere da ognuno. Il bello è che vuole vincere facendolo nel modo giusto: attraverso il bel calcio e il bel gioco. Queste sono le piccole cose che fanno la differenza, e alla fine credo siano l’unico modo per fare un campionato di vertice e arrivare al risultato finale». Quali sono quest'anno i tuoi obiettivi? «Ho due obiettivi, uno personale l'altro di squadra. Provo un desiderio di rivalsa dopo quello che è successo negli ultimi anni in cui ho giocato poco. Il primo obiettivo è dimostrare il mio valore, allenandomi bene giocare il maggior numero di partite, e farle bene. Questo serve anche per il mio secondo obiettivo. In tutti questi anni al Chieri non ho mai vinto un campionato. Mi farebbe piacere aggiungerlo al mio curriculum. L'augurio, reciproco, è che finalmente sia l'anno buono». Con il Chieri sei arrivato in serie D senza rinunciare agli studi né alla famiglia. Cos'è oggi per te il calcio? «Oltre che una passione, a 28 anni per me è anche una fonte di sostentamento per la famiglia. So che non durerà in eterno ma spero lo sia ancora per tanti anni, e continuo a coltivare il sogno di farlo da professionista. Al tempo stesso credo che soprattutto a questi livelli il calcio non debba essere totalizzante. Io fortunatamente sono riuscito a farmi una "vita parallela". E' importante avere altre passioni e interessi, cosa che a volte nei più giovani non vedo. Ci sono ragazzi che abbandonano gli studi, che durante il giorno non fanno niente se non allenarsi al pomeriggio, e quando rimangono senza calcio non hanno altro. E' un vero peccato. Purtroppo da questo punto di vista molti procuratori fanno più danni che altro». In carriera hai avuto diversi infortuni. Dove trovi ogni volta la forza per ricominciare? «Col passare degli anni non è che ci fai l'abitudine, ma inizi a conoscere il tuo fisico. Lo scetticismo di certa gente che non credeva in me e magari mi riteneva troppo fragile, è una motivazione molto forte per fare bene e andare avanti il più possibile». Cosa rappresenta per te il Chieri? «Sono arrivato "tardi", a 20 anni, dopo aver giocato 16 anni nel Gassino. Con questa maglia mi sono tolto tante soddisfazioni e sono contento per com'è andata la mia carriera. Ho avuto il piacere di conoscere a lavorare con Benedicenti, Manolino e ora Gandini: devo qualcosa a tutti loro, come a tantissime altre persone che ringrazio perché mi hanno permesso di crescere. Rimanendo nello stesso ambiente le persone cambiano e da ognuno impari qualcosa: anche se sei a casa, è un po’ come girare il mondo. Con la famiglia Gandini c'è un legame affettivo perché siamo concittadini, questo mi rende ancora più orgoglioso di poter giocare per la loro squadra. Spero di cuore di potergli dedicare la vittoria a fine campionato: lo meritano per tutto quello che stanno facendo».

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