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Fra le squadre del Chieri ce n'è una che finora ha vinto tutte ma proprio tutte le partite di campionato: 10 su 10 nella fase provinciale e le prime 12 nella fase regionale, con 116 gol fatti e 8 subìti. Sono i Giovanissimi FB 2003. Meglio di ogni aspettativa per un gruppo che al primo anno di Settore Giovanile si è qualificato alle finali piemontesi con 6 giornate d'anticipo ed è vicinissimo alla vittoria della seconda fase del campionato. Risultati che vanno di pari passo con i progressi individuali dei ragazzi e la crescita di squadra. Ne parliamo con l'allenatore Marco Pecorari.

Marco, questo è la tua prima stagione al Chieri. Qual è il tuo bilancio fin qui?
«Dopo un intenso anno al Lucento ho detto e ridetto che Chieri era la mia prima scelta, e sempre più sono sicuro di aver fatto la scelta giusta. Questo è l'ambiente ideale per lavorare. Mi sono trovato una squadra forte, probabilmente con delle lacune mentali che si sono viste nelle prime partite della stagione. Con qualche correttivo siamo riusciti a trovare la quadra e a toglierci le prime soddisfazioni. Devo ringraziare questi ragazzi per la loro abnegazione, perché dall'inizio del ritiro li sto davvero martellando. Si sono sempre applicati e mi stanno dando grandi soddisfazioni».
Cosa ti soddisfa di più della tua squadra?
«La crescita costante, in particolare di alcuni elementi. Il passaggio dalla Scuola Calcio al Settore Giovanile non è sempre semplice, cambiano un po' di cose: prima è puro divertimento, ora si inizia a parlare di "cose da grandi". Quello su cui batto sempre è l'atteggiamento. Migliorare l'atteggiamento porta a diventare un po' più giocatori. Lo stare sempre in partita, aiutare un compagno, capire che non è più soltanto un gioco… tutto si riunisce sotto un'unica parola: l'atteggiamento da calciatore».
In questo momento della stagione una frase fatta porterebbe a dire che non è stato fatto ancora nulla.
«Non sarebbe giusto nei confronti di questi ragazzi, la loro crescita è stata esponenziale. A questa età dobbiamo mettere sul piatto tante cose: che se incontriamo squadre fisiche andiamo in difficoltà, il cambio di modulo rispetto all'anno scorso… Per una partita si può non arrivare all'obiettivo finale, ma i ragazzi stanno crescendo eccome, soprattutto per meriti loro ed è giusto riconoscerli. Si arriva in fondo con il lavoro sul campo, non con le chiacchere».
Che allenatore sei?
«Sono uno che chiede tanto, in particolare sotto il profilo mentale. Per esperienza personale sono convinto che la testa faccia la differenza. Dico sempre che l'errore tecnico ci sta, puoi anche sbagliare 9 palloni su 10, ti posso correggere ma non ti riprendo. Se però in quei 9 palloni sbagliati ti fermi e non rincorri l'avversario, allora mi incavolo come una bestia e ti rincorro io».
Qualcuno a cui vuoi dire grazie?
«A Vincenzo Manzo, Davide Bellotto e Mirko Di Luca, che mi hanno dato una grande mano per entrare in tutto quello che è il Chieri e con cui c'è un confronto quotidiano: un bellissimo rapporto tante volte fa la differenza. Un ringraziamento anche a Riccardo Tinozzi per lo splendido articolo che ha scritto su Juvenilia».
Ti senti di fissare un obiettivo da qui a fine stagione?
«L'obiettivo lo vedo sempre il più lontano possibile: vincere i regionali. Chiaro che vedo anche la crescita dei giocatori. Ma da un punto di vista mentale il calcio di oggi è fatto moltissimo di vittorie, anche nei settori giovanili. Sono dell'idea che vincere aiuti a vincere. L'atteggiamento, il credere in se stessi, crescono di pari passo con i risultati. Per questo credo che i risultati non siano fini a se stessi. Riuscirci o meno è un altro discorso, ma abbiamo il dovere di provarci e di cercare di arrivare fino in fondo».

Marco Pecorari 8

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